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A cura del Coordinamento FLP-Interno

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Ancora sul concorso per 250 posti:

Il prefetto Varratta rigetta le richieste di FLP e SUNAS che volevano integrare i requisiti per l’ammissione al bando… ma poi fioccano le interrogazioni parlamentari, il concorso è a rischio di illegittimità e il Ministero dell’Interno viene ridicolizzato sui giornali e…

ci sono degli aspetti che andrebbero chiariti

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Nel nostro Notiziario n. 43 dello scorso 5 giugno avevamo detto che per quanto riguarda il concorso per 250 posti per l'assunzione a tempo indeterminato di personale altamente qualificato per l'esercizio di funzioni di carattere specialistico, appartenente al profilo professionale di Funzionario Amministrativo, del ruolo del personale dell'Amministrazione Civile dell'Interno, da destinare esclusivamente alle Commissioni Territoriali per il riconoscimento della Protezione Internazionale ed alla Commissione Nazionale per il Diritto di Asilo G.U. (33 del 2 maggio 2017), la FLP e il SUNAS avevano chiesto di integrare i requisiti per l’ammissione al bando considerando le finalità per cui dovranno essere effettuate le assunzioni: “destinazione esclusiva del personale alle Commissioni Territoriali per il riconoscimento della Protezione Internazionale ed alla Commissione Nazionale per il Diritto di Asilo (G.U. 33 del 2 maggio 2017)”.

Con il Notiziario n. 49 del 13 giugno abbiamo dato, invece, notizia di interrogazioni parlamentari, finite sui giornali, che mettono in dubbio la legittimità del bando di concorso proprio per l’esclusione di potenziali candidati in possesso di lauree connesse alle materie di cui si chiede la conoscenza, escluse invece dal bando.

Dopo quest’ultima novità, abbiamo ritenuto opportuno approfondire ulteriormente la questione operando, in particolare una possibile ricostruzione delle disposizioni che sono alla base del bando.

In virtù dell’articolo 12, comma 1 del d.l. n. 13/2017, come convertito nella legge 46/2017, il Ministero dell’interno è stato autorizzato, a bandire procedure concorsuali e, conseguentemente, ad assumere un contingente di personale a tempo indeterminato, altamente qualificato per l'esercizio di funzioni di carattere specialistico, appartenente alla terza area funzionale, “per far fronte alle indifferibili esigenze di servizio, al fine di accelerare la fase dei colloqui, di particolare rilevanza e urgenza, in relazione agli impegni connessi all'eccezionale incremento del numero delle richieste di protezione internazionale e al fine di garantire la continuità e l'efficienza dell'attività degli uffici della Commissione nazionale per il diritto di asilo e delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale".

Dal testo di legge, pare, dunque, che l’Amministrazione potesse bandire non uno ma più concorsi per profili professionali differenti.

Abbiamo già parlato dei colloqui i quali non possono non essere effettuati da personale avente una specifica formazione nel campo dell’assistenza sociale.

Il bando di concorso assegna una notevole valenza anche alla conoscenza della lingua inglese, nonostante, come rilevato dal parlamentare che ha presentato l’interrogazione, i laureati in lingua inglese non siano stati ammessi al concorso.

La mancata ammissione dei laureati in lingue straniere è ulteriormente aggravata dalla previsione di cui all’articolo 10, comma 14 del bando che consente le prove facoltative in lingua araba o francese.

Noi riteniamo eccessivamente ambiziosa la scelta del Ministero dell’Interno che ha optato per la creazione di un superfunzionario amministrativo ibrido (senza speranze di carriera e con stipendio non adeguato allo sforzo necessario per superare il concorso), che cumula oltre alle ordinarie funzioni demandate proprio ai funzionari amministrativi come previste dal Contratto collettivo integrativo di Ministero, anche i compiti dei funzionari linguistici e dei funzionari assistenti sociali.

La legge infatti, pur vincolando le assunzioni alle esigenze delle Commissioni per il diritto d’asilo e per il riconoscimento della protezione internazionale, a nostro avviso dava facoltà di assumere personale anche con profili professionali diversificati.

Ciò che però suscita maggiori perplessità è l’individuazione di una serie di materie di esame decisamente innovativa rispetto alla tradizione dei concorsi banditi dal Ministero dell’Interno per il personale contrattualizzato dell’amministrazione civile, che però è posta al di fuori di una regolamentazione che non si intravede dalle premesse del bando di concorso.

Correttamente il bando fa riferimento al D.P.R. n. 487/1994 il quale in particolare, all’articolo 3 dispone che esso “deve indicare le materie oggetto delle prove scritte e orali, il contenuto di quelle pratiche”, tuttavia, non pare che tale DPR demandi ad atti propri del Capo Dipartimento anche l’individuazione delle relative materie.

Infatti, l’articolo 35 del decreto legislativo n. 165/2001 relativo al reclutamento del personale, al comma 3 lett. b) prevede l’adozione di meccanismi oggettivi e trasparenti, idonei a verificare il possesso dei requisiti attitudinali e professionali richiesti in relazione alla posizione da ricoprire;

Tali meccanismi, tuttavia, a nostro avviso, dovevano essere individuati dall’organo di indirizzo politico-amministrativo (nella specie il Ministro) a cui, sempre in base al d. lgs. 165/2001 (art. 4, comma 1) spettano a) le decisioni in materia di atti normativi e l'adozione dei relativi atti di indirizzo interpretativo ed applicativo, mentre non sembrano compresi nella elencazione delle funzioni dei dirigenti generali di cui all’art. 16.

In sostanza, dovrebbe sussistere un regolamento di competenza del Ministro (del quale non siamo a conoscenza) con il quale si individuano le materie di esame che consentano l’accesso ai posti messi in bando di concorso.