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A cura del Coordinamento FLP-Interno

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Un breve comunicato sulla transizione alla modalità operativa digitale al Ministero dell'Interno

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In data 21 marzo 2017, presso la Camera dei Deputati, il Prefetto Domenico Vulpiani, responsabile della transizione alla modalità operativa digitale del Ministero dell'interno, ha effettuato un audizione di fronte alla Commissione Parlamentare di inchiesta sul livello di digitalizzazione e innovazione, consultabile facendo clic qui.

Leggendo il testo si può capire qual è la road map dell’Amministrazione in merito all’organizzazione delle infrastrutture fisiche del Ministero: consolidamento ed accorpamento dei data center, così come già previsto dal dl 179/2012.

Se ciò è condivisibile dal punto di vista dell’economicità e dell’efficienza tuttavia può risultare svantaggioso in termini di resilienza, se non progettato con i dovuti crismi; un buon esempio di questa criticità è stata data dai problemi informatici susseguitisi negli ultimi giorni.

Infatti, mentre nell’audizione presso la Camera è stato detto, giustamente, che ““Il segreto della sicurezza è avere un data center, che però deve essere collegato ad altri data center con lo stesso livello di sicurezza, e distribuire le informazioni in maniera differenziata”, d’altro canto è stato anche enunciato che “il dipartimento del personale ha già tolto tutti i server nelle prefetture e ha già unificato in un unico data center. Quindi, le prefetture non hanno già più i server sotto il tavolo, dentro la cantina della prefettura, come era in passato”.

Dunque le Prefetture operano come utenti di servizi remoti, tipicamente via web, dislocati presso una struttura centrale. E quando quest’ultima risulta “fuori servizio”?

Tipicamente le oltre 100 Prefetture dislocate in Italia risultano in pratica bloccate nella consultazione delle banche dati e dunque nell’erogazione dei servizi. Non sarebbe il caso di pensare ad un compromesso tra l’esigenza di consolidamento dei ced della PA e la necessità di continuità di servizio delle strutture periferiche del Ministero dell’Interno?

L’Amministrazione della Giustizia ad esempio ha implementato i CISIA, Coordinamenti Interdistrettuali per i Sistemi Informativi Automatizzati, che “hanno il compito di individuare le esigenze informatiche degli uffici di competenza territoriale e di pianificare le risorse economiche e strumentali, i progetti a livello locale, la diffusione dei progetti nazionali, l'indirizzo e il coordinamento del personale tecnico-informatico e dell'assistenza sistemistica agli uffici”. Si potrebbe prendere spunto da questo tipo di architettura creando dei “nodi figli” della struttura centrale su cui replicare i dati, che, in caso di malfunzionamento della “sorgente”, potrebbero sopperire all’erogazione dei servizi.

Naturalmente non è pensabile creare un nodo figlio per ogni Prefettura, troppo oneroso dal punto di vista economico, tuttavia è possibile creare delle vere e proprie aggregazioni territoriali (una per ogni regione? Una al nord, una al centro ed una al sud?) come centri di replica dei dati.

Le competenze non mancano, il personale informatico potrebbe essere impiegato proficuamente in un progetto del genere.

A proposito del personale informatico, l’audizione del responsabile della transizione alla modalità operativa digitale del Ministero lascia intendere un suo utilizzo in compiti “nobili” da parte dell’Amministrazione: “Consolidare i data center significa anche risparmiare sul personale, e dedicare il personale specializzato allo sviluppo delle applicazioni in maniera più mirata”.

Sarebbe gradito un chiarimento in merito a questa affermazione che, dal nostro punto di vista, non può che trovarci d’accordo poiché si tratterebbe di impiegare pienamente (e finalmente ?) il personale informatico nell’ambito del profilo contrattuale di competenza.

Non solo… a questo punto sarebbe quanto mai necessario istituire la figura del dirigente informatico “vero”, ossia con titolo di studio afferente all’ambito scientifico, evitando di assegnare incarichi dirigenziali in cui sono richieste competenze di tipo tecnico a soggetti che con la tecnologia hanno poca dimestichezza, se non per il normale utilizzo di tutti i giorni.

Concludiamo con alcune questioni tecnico-normative che meritano ulteriori chiarimenti:

  1. A che punto siamo con il conferimento delle nomine di Amministratore di sistema/di rete? 
é già stato tutto regolarizzato?
  2. é stato redatto il manuale di protocollazione a livello ministeriale?
  3. Come intende procedere l’Amministrazione per implementare un vero e proprio sistema di conservazione dei documenti informatici?
    Si rammenta che conservazione è un concetto non sovrapponibile alle nozioni di protocollazione ed archiviazione.
  4. Il 25 maggio 2018 entrerà in vigore il General Data Protection Regulation, ossia il regolamento generale europeo sulla protezione dei dati.
    Con quali accorgimenti/misure intende adempiere l’Amministrazione a tale norma?

Certi che l’Amministrazione non mancherà di fornire risposte ai quesiti esposti, cogliamo l’occasione per ricordare l’esistenza dell’art. 68 del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD), ossia non è sempre necessario ricorrere a soluzioni software di tipo closed, bensì incentiviamo il riuso, la collaborazione tra enti e l’utilizzo di software “aperto”.